Io so come andrà a finire…

Sappiamo tutti, ormai, che un giorno il petrolio finirà. Parte del problema energetico verrà allora risolta dai biocarburanti, dall’energia idroelettrica, eolica, ecc. Ma, se anche la produzione di energia da fonti rinnovabili si rivelasse insufficiente, per le nostre esigenze di trasporto potremo sempre contare sulle biciclette, i muli, i nostri piedi….
Ma avete mai pensato che quando finirà il petrolio mancherà anche la materia prima da cui si ottiene la plastica? I polimeri da cui si ricavano le materie plastiche sono infatti tutti dei derivati del petrolio,
La sparizione della plastica dal nostro mondo avrebbe conseguenze drammatiche. Se alcuni oggetti di uso comune potrebbero essere facilmente realizzati con altri materiali, per moltissimi invece non esistono alternative. Potremo usare il legno per costruire un asse del WC, ma di sicuro non potremmo realizzare un telefonino o un computer di legno… Insomma, il mondo contemporaneo ha un così alto contenuto di tecnologia che non è in grado di fare a meno delle materie plastiche.
Prima di cominciare ad accusare un forte senso smarrimento di fronte alla prospettiva di un mondo senza plastica, vi dico subito che esiste una soluzione a questo problema. Una soluzione facile: la plastica cesserà di essere un derivato del petrolio e verrà prodotta a partire da prodotti agricoli. Niente panico: ce la faremo!
La plastica può innanzitutto essere prodotta dall’amido di mais. Già adesso dall’amido vengono ricavate le materie plastiche biodegradabili, come il Mater Bi dell’italiana Novamont. Semplicemente, in futuro dallo stesso ingrediente verranno prodotte anche plastiche non biodegradabili. Sia Novamont che DuPont sono già in grado oggi di produrre polimeri non biodegradabili dall’amido di mais.
Un’altra possibilità è la produzione di plastica dalle biomasse. Più esattamente, a partire dall’etanolo – prodotto dalla fermentazione di zuccheri – o dal bioetanolo ricavato dai materiali cellulosici della biomassa. Dall’etanolo si ricava l’etilene, mediante un processo di deidrogenizzazione ossidativa. Dall’etilene viene infine ottenuto, mediante un semplice processo di polimerizzazione, il polietilene, che è un polimero di base per numerosissime applicazioni.
In sostanza, la produzione di plastica da fonti rinnovabili in futuro non sarà un problema tecnico, ma solo di disponibilità di superfici agricole. La questione sarà quindi legata a quella dei biocarburanti e del consumo di carne (cfr. post del 7 Maggio 2008).
Ciò significherà che, tre secoli dopo, torneranno ad avere ragione i fisiocratici, che sostenevano che la vera base di ogni attività economica è l’agricoltura… I cinesi lo hanno capito: per questo stanno già facendo incetta di terreni coltivabili.

E gli agricoltori diventeranno gli sceicchi del ventiduesimo secolo.

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4 Responses to “Io so come andrà a finire…”


  1. 1 Cougar luglio 28, 2008 alle 3:16 pm

    Si, hai ragione, infatti è per questo che dovremmo ridurre l’uso del petrolio ai soli polimeri ADESSO, non quando sarà finito il petrolio.

    Facciamo un esempio, mi sono rimasti 100 litri di petrolio e ogni giorno il mondo ne consumo 0.9 litri per benzina, carburanti, ecc e 0.1 per plastica e polimeri. Ora, in questo modo abbiamo una aspettativa di 100 giorni.

    Ora eliminiamo l’uso di benzina e carburanti e passiamo a fonti rinnovabili, quali energia solare, biocarburanti ecc. ci ritroveremo ad avere un consumo giornaliero di soli 0,1 litri e la nostra aspettativa è di 1000 giorni, ovvero 10 volte tanto … in questo tempo sarà possibile alla scienza e ai ricercatori trovare nuovi metodi efficienti ed alternativi sia per la produzione di polimeri. Non solo, anche il prezzo cadrà drasticamente, perché la richiesta è minore e la disponibilità è maggiore.

    La questione del petrolio non è solo importante, è anche URGENTE!

  2. 2 laura aprile 8, 2009 alle 8:17 am

    Ciao.
    Io mi sento direttamente interessata a questo articolo in quanto lavoro in una ditta che stampa plastica… ovviamente in crisi.
    A mio giudizio il futuro delle aziende che lavorano in questo settore è sicuramente il “bio”.
    Se, da una parte, i discorsi sul biosostenibile sono all’ordine del giorno, dall’altra noto una certa riluttanza quando si tratta di cose pratiche. Per esempio mi sono chiesta: quale sarebbe un materiale ecosostenibile da utilizzare per le nostre produzioni? Ho provato a rivolgermi ai nostri fornitori e li ho trovati assolutamente impreparati. Quando, poi, ho affrontato il discorso “mais” non mi hanno praticamente risposto.
    Ora mi chiedo, qualora si volesse iniziare a pensare ecosostenibilmente, come ci si deve comportare?

    • 3 Teste Pensanti aprile 8, 2009 alle 1:41 pm

      Il “bio” è il futuro della plastica, ma solo riferendosi alla materia prima da cui produrla. Invece, non è certo il biodegradabile, il futuro. Anzi, col passare del tempo la biodegradabilità verrà sempre più intesa come “spreco di risorse”. Per intenderci, i sacchetti per la raccolta differenziata dell’organico rimarranno in plastica biodegradabile, ma i mestoli per cucina non saranno mai biodegradabili, anzi: verranno realizzati con materiali plastici sempre più resistenti e duraturi. Creare plastica resistente da biomasse sarà l’imperativo futuro, ma già adesso una società come Novamont è tranquillamente in grado di produrre plastiche non biodegradabili a partire dall’amido di mais, se solo venissero richieste dal mercato.

      Ma la sfida ulteriore è questa: riuscire a produrre plastiche non solo facendo a meno di derivati del petrolio, ma anche di derivati del mais. La coltivazione del mais richiede infatti un elevatissimo consumo di acqua e di prodotti chimici. Perchè in futuro la produzione di plastica possa essere considerata sostenibile, vedo solo due possibili percorsi:
      – crearla mediante il circuito etanolo-etilene-polietilene, ricavando l’etanolo da biomasse costituite da colture specializzate, estremamente efficienti in termini di consumo di risorse (ad es. la “witchgrass”)
      – creare bioplastiche mediante processi di polimerizzazione che partano direttamente da matrici vegetali: ad es. sul mercato già adesso si trovano si trovano plastiche realizzate nn solo da amido di mais o patate, ma anche da grano e altri tipi di cereali, in futuro si potranno trovare processi produttivi per produrre bioplastiche anche da tipi di piante ad alta efficienza energetica.

      Il prossimo post di Teste Pensanti – che conto di scrivere nelle prossime settimane – sarà proprio inteso a spiegare come mai i biocombustibili creati dal mais sono quelli con la minore efficienza energetica in assoluto.


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