I biocarburanti e il consumo di carne

Prima entreremo in quest’ottica e meglio sarà: per poter fronteggiare l’esaurimento del petrolio e progressivamente sostituire la benzina con i biocarburanti sarà indispensabile ridurre il consumo procapite di carne. Assolutamente indispensabile.
In queste settimane i giornali italiani lanciano continui allarmi che la diffusione dei biocarburanti affamerà il mondo. La questione in realtà non è proprio così.
Buona parte della superficie agricola utile (SAU) mondiale è destinato non all’alimentazione umana, bensì alla produzione di mangimi per animali. Negli USA circa il 50% della SAU è impiegato per la produzione di foraggio e mangimi.
Ma si tratta di un sistema terribilmente inefficiente. Assimilare una certa quantità di proteine mediante il consumo di carne significa impiegare da 2 a 5 volte più cereali rispetto all’assunzione della stessa quantità di proteine direttamente da cereali. Secondo i calcoli di Jeremy Rifkin, se nel mondo si dimezzassero i consumi di carne, la SAU così “liberata” potrebbe sfamare circa un miliardo di persone.
Quindi ridurre i consumi di carne consentirebbe di convertire i terreni attualmente destinati a nutrire il bestiame ad altri usi, come ad esempio la produzione di biocarburanti. Si tratta di un obiettivo non impossibile, se si pensa che il consumo procapite di carne negli USA è pari a 125 kg l’anno, cioè ben 340 grammi al giorno.
Sia ben chiaro che io non sono affatto vegetariano. Adoro la carne alla griglia e mi piacciono persino gli hamburger. Ma mangio carne solo una o due volte la settimana. Il mio consumo medio è quindi di 340 grammi alla settimana, non al giorno!
Non pretendo certo che tutti riducano i consumi ai miei livelli, ma è chiaro che dimezzare il consumo di carne negli USA significherebbe comunque mangiare una porzione di carne quasi tutti i giorni, o una porzione quotidiana di 170 grammi. E con tanti problemi di meno per l’obesità e le malattie cardiovascolari.
La rinuncia a un regime alimentare peraltro poco salutare consentirebbe di produrre su vasta scala i biocarburanti.
Mantenere inalterato l’abnorme livello di consumo invece costringerebbe a rinunciare alle nostre attuali abitudini in termini di mobilità. In pratica, se vorremo continuare a usare l’auto per andare ogni giorno al lavoro senza spendere 3.000 euro al mese di benzina, o per andare al cinema senza spendere più di carburante che di biglietto di ingresso, dovremo cominciare a considerare come comportamento antisociale il mangiare carne tutti i giorni.
Si tenga infine presente che la diminuzione dei consumi di carne sarebbe anche un passo verso la risoluzione del problema dell’effetto serra. L’allevamento del bestiame è infatti attualmente responsabile del 20% delle emissioni di gas serra, in misura addirittura superiore rispetto all’intero settore dei trasporti.

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10 Responses to “I biocarburanti e il consumo di carne”


  1. 1 Bobolo maggio 10, 2008 alle 4:25 pm

    Le mucche producono latte solo dopo che partoriscono. I vitellini sono allevati per la macellazione. Quindi la produzione della carne e del latte sono indissolubilmente collegati.
    Immagino che le proteine che assimiliamo dai latticini sono per logica conseguenza in un rapporto di inefficienza energetica rispetto ai cereali utilizzati per i mangimi.

    Dovremmo perciò ridurre drasticamente anche il consumo di latte e formaggi?

    ciao
    Bobolo

  2. 2 testepensanti maggio 10, 2008 alle 8:39 pm

    Caro Bobolo, una mucca può produrre latte per degli anni. La maggior parte dei bovini viene allevata per produrre carne. Credo quindi che si può continuare a consumare latte e latticini senza problemi di coscienza. Inoltre, se un consumo di 350 grammi di carne al giorno ti incrementa il rischio di malattie cardiovascolari, un consumo di 350 grammi di latte e latticini al giorno tutti i giorni ti manderebbe all’ospedale DI SICURO.
    Quindi, per certi versi, il problema non si pone….

  3. 3 Bobolo maggio 11, 2008 alle 9:43 am

    Non credo che una mucca non produca latte per anni se non è stimolata dal parto. le mucche non fanno latte a go-go, almeno non ho mai sentito questa cosa. Credo infatti che le mucche da latte siano gravide a ciclo continuo. Solo che i vitelli vengono loro tolti subito per essere allevati altrove e per essere destinati al macello. Nel frattempo la mucca produce latte per inerzia ancora per qualche tempo. Sicuramente questa non è una condizione naturale. Le centrali del latte sono industrie, catene di montaggio allo stesso modo in cui lo sono le industrie avicole. Una mucca che allatta è, né più né meno, una mamma. In condizioni naturali, passato lo svezzamento del vitello, la mucca smetterebbe di produrre latte.
    La produzione di latte e carne sono legate da questo ciclo e non sono del tutto sicuro che la questione dell’alimentazione degli animali (quindi dei famosi cereali) non influisca in modo determinante su ambedue.
    In poche parole: senza allevamenti intensivi e quindi senza super-alimentazione degli animali, oltre alla carne, potremmo ugualmente a consumare tutto il latte al quale siamo abituati? E non c’è oggi forse anche un abuso del latte, usato non solo nella versione fresca dal cartone ma come base per fare migliaia di derivati?

    Secondo me è una questione aperta.

    B

  4. 4 Bobolo maggio 11, 2008 alle 9:45 am

    errata corrige: ‘Non credo che una mucca produca latte per anni…’. Togliere il NON… se no il primo periodo non sta in piedi! 🙂
    Questo blog permette la modifica del commento prima della pubblicazione? Se si, consiglio di attivarlo.
    Di solito si può fare, ed è utile.
    ciao

  5. 5 testepensanti maggio 11, 2008 alle 4:00 pm

    Ho disabilitato l’appprovazione dei commenti, per vari motivi, incluso il fatto che WordPress non vuole accettare il mio cambio di indirizzo email, nonostante svariati tentativi su diversi indirizzi, e l’indirizzo attuale lo leggo con webmail e non ho intenzione di controllarlo spesso. Posso al massimo cancellare post pubblicati, anche altrui.
    Molte utili informazioni sull’argomento vengono dal libro “Ecocidio” di jeremy Rifkin, in cui non ricordo si parli della questione latte. Buona parte dei problemi e delle distorsioni citate nel libro derivano dai consumi di carne e non da quelli del latte, quindi ritengo utile collegare la questione biocarburanti – che è centrale – con i consumi di carne più che di latte. Rifkin stesso, intervistato sulla questione biocarburanti, pone sempre l’accento sui consumi di carne, mai sentito Rifkin parlare di latte. Quindi: tranquillo! 😉
    Piuttosto, sarebbe auspicabile una revisione del meccanismo europeo delle quote latte, riformando il sistema alla luce della problematica biocarburanti.

  6. 6 Cougar luglio 28, 2008 alle 2:25 pm

    Ciao, devo farti i complimenti per il tuo blog informativo scientifico e innovativo!

    E vorrei porti, nel massimo rispetto, una critica alla tua news.
    Il problema dei biocarburanti, non è tanto il fatto che facciano o no diminuire la produzione di cibo, che comunque dovremmo affrontare in quanto, come tu affermi, per produrre più cereali dobbiamo diminuire il consumo di carne / latticini affini. Ma il fatto che utilizziamo una risorsa importante come il cibo per alimentare un mezzo di locomozione.

    Proviamo ad analizzare le alternative, ad esempio, un’automobile elettrica con un bel pannello solare al posto del tettuccio apribile per ricaricare le batterie.
    Ora questi mezzi sono lenti ( massimo 80Km/h ), e molti si lamentano di questa inefficienza, non considerando che in città la velocità media si e no è di 40 Km/h.

    Ora ti pongo una domanda, è meglio rinunciare a mangiare, o è meglio rinunciare a qualche chilometro orario su un mezzo di trasporto?

    Inoltre, cito da wikipedia: “Un motore a benzina ha una efficienza energetica del 25%, un diesel si avvicina al 40%, mentre un motore elettrico a induzione in corrente alternata ha un efficienza del 95%. Non producono fumi di scarico né vapor d’acqua) e, complessivamente, producono un inquinamento minimo se riforniti con energia prodotta da fonti rinnovabili.”

    Secondo me al motore a benzina ci sono 2 alternative possibili e, a mio modesto parere, l’alternativa dei biocarburanti è svantaggiosa in quanto dovremmo rinunciare a qualcosa di importantissimo ( il cibo ) per avere pochi vantaggi, mentre con un sistema elettrico potremmo rinunciare ad una comodità ( di cui non se ne ha poi così bisogno ) per una serie di vantaggi consistenti, non solo per l’economia, ma anche per la salute e per il futuro del pianeta.

    Un giorno o l’altro, avremmo bisogno di più cibo in questo mondo sovrappopolato.

    I miei omaggi,
    Marco

  7. 7 Teste Pensanti luglio 28, 2008 alle 3:02 pm

    Caro Marco,

    nel mio discorso è comunque sottinteso che le esigenze di risparmio energetico dovranno riguardare anche i trasporti: in pratica in futuro prendere un auto per fare 500 m. comprare i giornali e tornare a casa verrà considerato riprovevole come non spegnere la luce quando si esce da una stanza.

    Ma anche in una prospettiva di massimo risparmio individuale e collettivo nel campo dei trasporti, il ricorso ai biocarburanti sarà un passo obbligato. Infatti il fabbisogno energetico continua a crescere e già allo stato dei fatti sarà ben difficile soddisfare gli incrementi futuri della domanda, non solo con le energie rinnovabili, ma persino in caso di vasto impiego del nucleare (cfr. intervista di Scaroni citata in mio post “I ragazzi che non spengono la luce”).

    Se quindi l’energia elettrica venisse destinata in modo massiccio anche per alimentare automobili, il problema energetico diverrebbe ancora più drammatico e dirompente di quanto non sia già adesso (che è un problema fottuto, diciamo…).

    In ogni caso, tieni presente che circa il 50% della popolazione non abita in centri urbani e quindi la “soluzione elettrica” risulterebbe meno valida (non tanto per la velocità massima, che 80 km/h è comunque un bell’andare, ma per la ridotta autonomia). Ad occhio, infatti, non credo che la dotazione di pannelli solari possa garantire – per un veicolo non prototipo – un chilometraggio a piacere in qualsiasi situazione meteorologica senza bisogno di accumulare energia.

    E anche il ricorso ai mezzi pubblici non è una alternativa in sè, dato che con la fine del petrolio il problema del combustibile alternativo si porrà anche per autobus , corriere, ecc.

    In conclusione, le priorità sono queste:

    – limitare l’espansione demografica

    – ridurre il consumo di carne e sviluppare un’agricoltura intelligente e sostenibile (niente biocarburanti dal mais, quindi…) per la produzione di cibo e di biomasse per la produzione di carburanti e materie plastiche

    – eliminare gli sprechi energetici e di carburante (ad es. condizionatori a 24 gradi max., uso prevalente di mezzi pubblici, abolizione della Formula 1….)

    A queste condizioni, la superficie agricola mondiale sarà sufficiente per produrre cibo E di biomasse per usi diversi. Garantito.

    Grazie per l’attenzione 🙂

  8. 8 Cougar luglio 28, 2008 alle 3:50 pm

    Sono d’accordo con te, ma credo che sia solo un fatto di organizzazione. I mezzi pubblici potrebbero essere una soluzione se le cose venissero attuate con un minimo di criterio. Ricordiamoci che le linee ferroviarie sono elettriche. Inoltre vi sono anche soluzioni quali il metano per la locomozioni dei veicoli che possono essere utilizzate per traghettare l’attuale situazione del petrolio in forme più evolute quali idrogeno et simili.

    Per quanto riguarda la questione energetica sono pienamente d’accordo con te con il fatto che nel futuro la quantità di energia necessaria sarà maggiore, ma si può ovviare in un modo. Ovvero rendere l’energia una risorsa libera senza confini.

    Ora non posso spiegarti, ma sono sicuro che ne troverò il tempo e l’occasione.

    In ogni caso, il fatto di utilizzare il cibo per far girare l’economia, piuttosto che toglierci qualche comodità e fare qualche sacrificio mi risulta una cosa personalmente inaccettabile …

  9. 9 Teste Pensanti luglio 28, 2008 alle 3:55 pm

    Il fatto è che se le cose continuano ad andare così, tra qualche decennio dovremo utilizzare la superficie agricola (non il cibo) per far girare l’economia E toglierci un mucchio di comodità E fare grandi sacrifici….

    Tieni presente che, quando si parla di biomasse per usi energetici e per fare plastiche, si parla di piante ad alta efficienza e generalmente non commestibili. Quindi non è un problema di contrapposizione tra cibo ed energia, bensì di pianificazione intelligente dell’uso delle superfici agricole (cioè tutto il contrario della politica agricola Ue fino ad oggi, in pratica…)

  10. 10 Teste Pensanti luglio 28, 2008 alle 4:03 pm

    Il problema è che – realisticamente – le fonti rinnovabili possono al massimo coprire qualche punto percentuale del fabbisogno, ad oggi.

    Inoltre, i potenti della terra quando vedono gli esponenti dell’Opec chiedono loro di abbassare i prezzi del petrolio, non di aumentarli, e questo allontana il punto di convenienza economica delle rinnovabili.

    Quindi, nella pratica, “eliminare l’uso di benzina e carburanti” significa fare andare a piedi, senza alternative, miliardi di persone. Ciò non è pensabile neanche con un regime antidemocratico o una dittatura (Chavez, ad esempio, con i venezuelani sta facendo l’esatto contrario).

    Propongo – come immediata forma di risparmio energetico – diffondere ad ogni livello la conoscenza delle medie orarie degli spostamenti a piedi: mia nonna a 80 anni aveva una media di 5 chilometri l’ora, una persona qualsiasi, se non è zoppa o impedita, di km. in un’ora ne fa almeno 6.

    Dedicato a coloro che girano i quarti d’ora per trovare un posteggio a 10 m. dalla destinazione:
    dal centro alla periferia sud di Milano a piedi ci si impiega mezz’ora.

    (Non è solo teoria, quando abitavo lì l’ho fatto una volta di notte che non c’erano più mezzi.)


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